Afghanistan, il peggior paese al mondo per essere bambino


Tradizionalmente uno dei parametri per valutare il grado reale di sviluppo di uno stato è verificare le condizioni in cui vivono i bambini che vi risiedono. Allo stesso modo per comprendere fino a che punto i diritti dell’infanzia siano tutelati in quello stato ed il grado di benessere dei bambini si valutano dei parametri come la protezione dagli abusi, dallo sfruttamento e dalla discriminazione, la sopravvivenza stessa.E’ agghiacciante constatare che a fronte di gradi di Welfare altissimi in tanti stati del mondo, in altrettanti casi ci sia una totale violazione dei diritti universalmente riconosciuti. Da statistiche raccapriccianti emerge che il primato di posto peggiore dove essere un bambino sia detenuto dall’Afghanistan.

A seguito degli attentati alle Torri Gemelle una coalizione internazionale guidata dagli USA ha sovvertito il governo talbano responsabile di buona parte delle ideologie responsabili degli abusi sia fisici sia psichici perpetrati ai danni dei minori. Tuttavia rimane una ingente percentuale di gruppi integralisti nascosti dove si continua a vivere obbedendo fedelmente  alle regole più severe della Sharìa calpestando la dignità degli esseri più deboli e facendo dei diritti della persona fantasmi trasparenti. L’Afghanistan ha ratificato i principali trattati a tutela dell’infanzia ma l’arretratezza culturale della popolazione fa sì che quanto in essi contenuto sia del tutto vilipeso, ignorato, oltraggiato. L’art. 19 della “CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA” impegna gli stati che hanno ratificato la stessa ad attuare “ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il bambino contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui è affidato all’uno o all’altro, o ad entrambi i genitori, al suo tutore legale (o tutori legali), oppure ogni altra persona che abbia il suo affidamento”. L’art. 32 riconosce il diritto del bambino a essere protetto dallo sfruttamento economico e dal lavoro pericoloso. L’art.34  affronta l’argomento dello sfruttamento sessuale, ed il 35 il traffico dei minori

Nonostante queste specifiche tutele prefiste a livello internazionale, le violenze certe e consuetudinarie alle quali i bambini afghani sono sottoposti  quotidianamente sono estreme e vengono attuate a tutti i livelli.

A calpestare ogni razionale diritto dell’infanzia si comincia prima della nascita con l’aborto selettivo. Pertanto vengono crudelmente interrotte le gravidanze nelle quali il feto è femmina. Qualora il feto sopravviva e la gravidanza abbia come esito la nascita di una femmina questa è vittima d’infanticidio. Per queste scelte crudeli la povertà estrema, la miseria che caratterizza questo popolo, soprattutto nelle aree rurali, hanno il ruolo fondamentale fattore che si associa a quello culturale che vede nella nascita di una figlia un “evento nefasto”.

Una violenza indiretta alla quale sono sottoposti i bambini sono le disabilità permanenti e le mutilazioni. Una buona percentuale del territorio afghano è infestata da mine anti-uomo e residuati bellici.

Al 40% dei piccoli tra i 7 ed i 16 anni è negato il diritto al gioco ed all’istruzione perchè costretti a lavorare in condizioni quasi sempre disumane e pertante altamente dannose per la loro salute.

Un’altra pratica diffusissima è quella dei “bambini soldato”. Quando non vengono impiegati per combattere sono usati come mine viventi…imbottiti di esplosivo a loro insaputa sono impegati come ordigni nelle vicinanze di Ospedali e Scuole dove la loro presenza non desta sospetti agli occhi di militari a presidio degli stessi. Se va bene vengono utilizzati come corrieri della droga oppure di piccole armi e munizioni nei traffici con gli stati limitrofi.

Le violenze peggiori sono in realtà quelle sessuali che sono diffuse tanto ai danni di maschietti che delle poche femminucce che sfuggono all’aborto selettivo. La violenza sessuale può essere attuata da chiunque anche perchè per un’assurda anomalia dell’Ordinamento giuridico afghano è previsto il reato di pedofilia ma risulta arduo provarlo mancando una circoscrizione concettuale del “consenso” agganciata all’età. Una vergognosa pratica pedofila reputata “ludica” e pertanto messa in atto impunemente  è il cosiddetto “bacha bazi”. Letteralmente significa “giocare con i bambini” nella realtà si tratta di danze e giochi messe in scena davanti ad un pubblico di maschi adulti che si conclude con lo stupro. Nell’ambito della pedofilia di fatto rientra l’uso dei matrimoni con protagoniste “le spose bambine”. Di solito è un ripiego scelto dai genitori della piccola o per questioni economiche o come riparazione ad uno stupro. Nel 50% dei casi  il tentativo di coercizione al matrimonio con il suo stesso stupratore porta la piccola vittima a preferire il suicidio. Per ultima ma non meno crudele è da considerare la pratica delle mutilazioni genitali femminili che quando non porta alla morte comporta sofferenze atroci che spesso accompagnano tutta la vita. Al contrario di quanto si sia portati a credere tale pratica non ha radici religiose. Non ci sono articoli del Corano che prescrivono. Le sue origini si perdono invece nella notte dei tempi della tradizione culturale musulmana.

La sintesi di quanto fin qui evidenziato è in questa frase di Khaled Hosseini tratta dal romanzo “Il cacciatore di aquiloni”:  In Afghanistan esistono tanti bambini ma non esiste più l’infanzia…

Tiziana Montinari fiduciaria Italia Vera per Lecce

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