Dove la politica dice no, noi cominciamo.


Non i falsi disabili ma i falsi abili sono il problema di questa realtà. Gente in ruoli chiave che non ha idea di quello che fa.  Parliamo di disabilità a Guidonia (Roma). Nel nostro territorio non si trovano i soldi per il Centro Diurno CIELI AZZURRI, che rischia di chiudere per inedia istituzionale. La politica locale tace, rimanda o parla d’altro.  Mentre proprio di questo dovrebbe occuparsi dei deboli, di chi non ce la fa.

La vera ingiustizia che colpisce quei 20 ragazzi, quasi tutti con alle spalle famiglie povere, non è il modo con cui vengono definiti: invalidi, handicappati, diversamente abili, ma il fatto che loro sono “gli ultimi” di questa nostra società e per questo costretti a lottare giorno dopo giorno con tutte le loro energie e le poche risorse disponibili per ottenere quanto dovrebbe essere per loro  scontato.

Quasi sempre senza mai riuscirci perché troppo spesso abbandonati dalle istituzioni.  Il lavoro “sporco”è lasciato a quei pochi operatori (da un anno senza stipendio) e ai volontari perché hanno capito che “Amare” è dare ciò che tante volte uno non ha,  ad esempio tempo, pazienza, coraggio, entusiasmo, formazione e perfino la salute. Per questo non possiamo arrenderci continuando a sentire voci che anticipano un futuro di chiusure di Centri disabili. Un futuro che molto probabilmente è dietro l’angolo anche per i nostri amici del Centro di Via Trieste.  Ma nell’angolo questi nostri ragazzi ci sono da anni, qualcuno dalla nascita, ed ora pure completamente buio. Dopo mesi di inutili lettere senza risposta, incontri, riunioni, promesse ed impegni con il sindaco, dirigenti del nostro comune, assessori locali e provinciali, Vescovo Diocesano, dopo essere scesi in piazza come dimostranti per un rinnovo di contratto e aver girato le strade del nostro comune con il cappello in mano per assicurare ai “ragazzi” le risorse  necessarie per il loro pasto quotidiano, non riusciamo a farci capire.  Risulta evidente che i politici, oggi respingono qualsiasi appello a rientrare nei ranghi del buonsenso, vivono da un’altra parte che non è la nostra, obbedendo a logiche che non sono le nostre.

Non tutti i cittadini di Guidonia sono ricchi, ambiziosi ed intelligenti. Non tutti nascono e rimangono normodotati, però tutti fanno parte della stessa famiglia, della stessa comunità. La politica deve facilitare la vita al cittadino, ma poi dovrebbe anche curvarsi per accudire quello più sfortunato ed a lui dedicare le sue energie migliori e sperimentare quanto infinite siano le capacità di amare.   Ma forse hanno cambiato le regole del gioco senza che ci avvertissero: la politica ha deciso di dedicare le sue attenzioni soltanto ai potenti di cui è serva e ai servi con cui è prepotente.  Oggi si parla di spesa per l’aiuto ai disabili come di un lusso anomalo del passato, un ostacolo al libero manifestarsi del “Nuovo”. A me un Nuovo dove i politici ingrassano e i Centri di aiuto per disabili muoiono sembra nascere già molto vecchio. Se lo Stato non ha più soldi per tutti, tocca alla politica locale indirizzare quelli che rimangono verso le tasche giuste (possibilmente non le loro).  C’è un limite tuttavia che non dovrebbe mai essere superato ed è il rispetto per la sofferenza degli altri, quando questa sofferenza è oltre ogni limite. Negare le risorse ai centri disabili e alle loro infelici famiglie è un atto scellerato. I finanziamenti rimbalzati tra comune, provincia e regione sono una goccia nel mare nei bilanci degli enti locali, un osso da sottrarre per le fauci della casta.  E non ci vengano a parlare di risorse da reperire a saldi invariati o di compatibilità di bilancio, perché di fronte alla tragedia di quelle persone è più onesto mostrare la faccia piuttosto che rifugiarsi in inutili scuse. Il sindaco, gli assessori interessati, il Vescovo non hanno mai risposto ai nostri appelli e penso che non risponderanno mai. Non certo per mancanza di garbo. Sono persone assai cortesi, ma distanti. Se potessi arrivare a parlare con loro chiederei: “è troppo sperare di vivere in un paese civile dove un Sindaco (con la S maiuscola) possa chiedere all’assessore alle finanze ciò che è stato chiesto al comandante di una nave che affondava  : “Trovate subito quei soldi, c…zo!”?

Se il futuro sarà quello di togliere a 20 ragazzi disabili di Guidonia il loro sostentamento previsto con il “piano un zona” in scadenza con cui le associazioni sopravvivono, chiunque capirà che questo sistema di Amministrazione è impazzito come un treno senza conducente che viaggia sparato contro un muro. Il giorno del cataclisma, non spargeremo una lacrima. Anche perché non ce ne sarà il tempo, visto che i cocci di quel treno dovremo comunque rimetterli insieme in qualche modo da soli.                                                                              Spero che queste poche righe non vengano interpretate come il solito “pianto greco” per racimolare un mero aiuto economico, ..anche se Dio sa quanto ne avremmo bisogno, al contrario vogliono essere spunto di una riflessione da condividere con le tante persone di buona volontà  di cui sono piene le strade della nostra città.

“Se un Comune come quello di Guidonia è in grado di destinare con successo centinaia di migliaia di Euro ogni anno per feste celtiche in pineta, balli in piazza, befane e mascherate di carnevale, ma allo stesso tempo non può prendersi cura dei suoi ragazzi più deboli e per giunta con disabilità… non potrà prendersi più  cura più di nessuno.”

Per CIELI AZZURRI  www.cieliazzurri.eu

Piero Lanciani

Guidonia

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