L’Ilva e le Vittime di Stato


La sicurezza sul posto di lavoro non può essere soltanto una previsione normativa. Dobbiamo abituarci a pensare che sia anche e soprattutto  questione di etica. Un argomento che riguarda la collettività che non può trovare spazio sugli organi di informazione solo quando si parla di tristi fatti di cronaca. Parliamo di persone, non di burocrazia, e il diritto alla salute ed alla incolumità fisica sui posti di lavoro è un principio morale imprescindibile, sancito dalla Costituzione Italiana.

La legge fissa in capo al datore di lavoro la responsabilità di garantire questo diritto ai propri dipendenti, riconoscendo una sua centralità nel processo produttivo nazionale. In base ai dati statistici in nostro possesso gli infortuni sul lavoro costano all’Italia in media oltre 48 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 3% del PIL, dei quali 7,6 per malattie professionali.

Grandi progressi sono attuati:  è innegabile ma non è sufficiente. Episodi gravi come quello avvenuto ieri presso lo stabilimento ILVA di Taranto hanno dell’incredibile soprattutto se si pensa che l’accaduto è la conseguenza di un intervento per la messa in sicurezza dello stesso binario sul quale meno di una settimana fa si ribaltava un “carro siluro” con versamento di 200 tonnellate di acciaio liquido incandescente.

E’ inconcepibile rimanere schiacciati mentre si mette in atto un’intervento di “messa in sicurezza”. E’ una contraddizione in termini inacettabile. La responsabilità dell’accaduto è doppia con l’aggravante che dalla Fim sia nazionale che locale veniva sollecitata da mesi e mesi un’azione di prevenzione degli incidenti sul lavoro che, evidentemente  si è tradotta in nulla di fatto. Bisogna cominciare a pensare agli investimenti aziendali sulla sicurezza come ad un beneficio economico per l’attività di impresa.   La  prevenzione degli infortuni, oltre che una responsabilità morale, è anche un investimento a livello umano ed economico. Del resto non ci vuole molta scienza per comprendere il peso in termini di costi di un grave infortunio oltre al danno di immagine. Una corretta gestione della sicurezza può portare ad un miglioramento dell’efficienza complessiva dell’azienda, con la riduzione del rischio di incidenti e di malattie professionali e  conseguenti risparmi economici, tra cui la possibilità di ridurre il premio INAIL. Un’azienda più sicura ha inoltre ricadute certamente positive sui propri lavoratori, che influiscono sul miglioramento della produttività e sulla fidelizzazione degli stessi. Ritengo fondamentale che sul lavoro  sia garantito il rispetto dei diritti umani e la tutela della dignità individuale. I dipendenti devono essere considerati non solo  “matricole” ma elemento indispensabile per l’esistenza e lo sviluppo futuro della mission aziendale. Il tutto può concretizzarsi solo nel rispetto della  legge in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro e garantendo luoghi e ambienti di lavoro adeguati agli standard nazionali e internazionali in materia. Preciso che tutela della salute dei dipendenti non è può più intendersi solo come assenza di malattie ma anche come benessere psichico, fisico e sociale, che può essere conseguito solo mediante principi di organizzazione: tutti intesi alla prevenzione. Nello specifico l’annosa questione dell’ILVA non ammette più né deroghe né ritardi. Il Governo deve intervenire con tutti gli strumenti necessari affinchè non si senta più parlare di altre “vittime di Stato”. Perché un morto sul lavoro, deceduto nel silenzio delle istituzioni incapaci di garantire i diritti costituzionali basilari ancorchè vittima della cd. “morte bianca” diventa  una “vittima di Stato”. L’anomalia del caso ILVA non può essere lasciata al caso. Né i moniti dei dipendenti, che altra voce non hanno se non quella dello sciopero, possono costantemente rimanere inascoltati. Ormai tutti noi siamo portati ad associare ILVA a tumori e morti. Quanti altri ancora per dire basta?

Tiziana Montinari – Fiduciaria Lecce Associazione L’italia Vera

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