Quei 98mila miliardi non pagati dalle concessionarie di Slot


di Barbara Bendettelli

“98 MILIARDI di euro equivalgono a ben 5 manovre economiche. Sono i soldi che alcune Concessionarie di News Slot – per intenderci i Videopoker ormai alla portata di chiunque – avrebbero dovuto allo Stato secondo una indagine della Finanza. Di quei 98 MILIARDI (lo scrivo maiuscolo perché sia chiaro che non sono milioni) ne potremmo recuperare, se tutto va bene, due e mezzo.” Iniziava così un articolo di denuncia che ho inviato ad Affaritaliani.it a novembre. Uno scandalo, quello delle Slot portato agli onori delle cronache nel 2007 dal SecoloXIX. Sono passati cinque anni e la situazione è immutata anzi, è “peggiorata”. Ma partiamo dall’inizio.

Prima del 2002 le Slot Machine (o videopoker) erano illegali e facevano gola alla criminalità organizzata che se l’è vista brutta quando lo Stato ha giustamente deciso di regolarizzare il settore. Lo ha fatto obbligando i gestori a collegare ogni macchina al sistema telematico di controllo della SOGEI, società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In questo modo non può sfuggire nessuna giocata al controllo e l’entrata delle tasse ( in questo caso la Preu) è garantita. Ma a quanto pare le società non hanno provveduto nei tempi definiti. Di chi è la colpa? Questo è uno dei temi del procedimento giudiziario a loro carico. Di certo il mancato allacciamento avrebbe potuto permettere di risparmiare sulle tasse. Possiamo chiamarla evasione fiscale? Le società concessionarie si erano impegnate perché tutto funzionasse a puntino ed è per questo che parte cospicua della sanzione, oltre ai sospetti di evasione, è costituita da quelle che vengono definite “inadempienze contrattuali”. Le clausole prevedevano, nero su bianco, penali severissime. «Fare un contratto con lo Stato è una cosa seria o no?», si chiede il pm. La risposta è ancora appesa nell’aria. Le società sono: Atlantis World Giocolegale limited, Snai spa, Sisal spa, Gmatica srl, Cogetech spa, Gamenet spa, Lottomatica Videolot Rete spa, Cirsa Italia srl, H.b.G. Srl e Codere spa che avrebbero “cagionato l’inefficace funzionamento del servizio pubblico, nonché causato lo sperpero delle molteplici risorse finanziarie pubbliche impiegate, nella prevenzione e nel contrasto del gioco illegale; per il mancato avviamento della rete telematica; per il mancato completamento dell’attivazione della rete; per il mancato inserimento in rete di molti apparecchi installati; per il mancato rispetto dei livelli di servizio”.

Il contratto, sottoscritto da entrambe le parti, prevedeva una penale di 50 euro su ogni ora che una macchinetta non risultava collegata. L’ammontare di ore di mancato collegamento portava a una penale di ben 98 miliardi , 456 milioni e 756 mila euro. Cifra che nel corso del procedimento giudiziario si riduce di oltre il 90%, per raggiungere, complessivamente, i 2 miliardi e mezzo. Le Concessionarie hanno fatto ricorso quindi a oggi non sappiamo se riusciremo a recuperare anche questa somma. Quello che è sconcertante è che lo Stato usa due pesi e due misure: al cittadino che ritarda il pagamento di una tassa non vengono scontate le penali neanche di 1 centesimo, se non paga, parte il pignoramento; alle Concessionarie – che per di più hanno invaso ogni Bar, ogni Tabacco di queste macchinette che possono anche causare una grave malattia quale è la ludopatia – si fa uno sconto che supera il 90%. Dove sta il principio di eguaglianza?

Nel 2008, dopo che lo scandalo è emerso, per legge la penale da 50 euro iniziali scende a 5 centesimi per rispondere al principio di “proporzione ed equità in funzione del servizio reso”. Che servizio rendono i videopoker? Ma non finisce qui. Sarebbe inoltre stata stipulata una convenzione tra le Concessionarie e il Monopolio di Stato secondo la quale in caso di ritardo nel pagamento della Preu la penale non verrebbe applicata. Perché i cittadini invece si vedono aumentare a dismisura la cartella delle tasse per i pagamenti ritardati?

Come facciamo a cambiare la cultura che permette l’evasione a tutti i livelli se invece di rendere le sanzioni più severe e certe anche per i grandi e grandissimi evasori a loro facciamo sconti?

Come facciamo a smettere di chiamarli furbetti e a creare una norma morale se poi il primo furbo è uno Stato che per interesse non rispetta il principio di eguaglianza e succhia lacrime e sangue sempre e solo ai più deboli, ai più piccoli o a chi, pur se benestante, ha una busta paga da dipendente?

Quei 98 Miliardi di euro potrebbero abbassare il nostro debito pubblico. Rigore? Lacrime e sangue? Moralità? Legalità? Guerra aperta all’evasione? O guerra al pensionato al quale l’INPS, per suo errore magari, ha dato 10 euro in più con cui ci si è comprato un filetto?

Non c’è dolo? Come facciamo a saperlo senza ombra di dubbio?

La guerra all’evasione deve essere in primis una guerra di fermezza, di certezza della pena, anche lì, di annullamento degli sconti fiscali che anche culturalmente permettono il perpetrarsi di comportamenti illegali. Per di più il gioco d’azzardo, anche se legale, può provocare in alcune persone una dipendenza pari alla peggiore delle droghe. La fermezza, la severità, la forza della legge deve dunque essere perfino maggiore. Invece no. Le leggi appaiono sempre più semplici “consigli per gli acquisti”.

98 Miliardi di euro potrebbero risanare il paese. Potrebbero impedirci di cedere parte della nostra sovranità. Potrebbero impedire i tagli al Welfaire, diminuire i costi del lavoro e creare occupazione, potrebbero essere dati al volontariato per sostenerlo nella fondamentale opera sociale, evitare tagli lineari alla sanità, permettere incentivi per gli insegnanti. Potrebbero andare all’Università per abbassare le rette e alla ricerca delle energie alternative. Potrebbero impedire i tagli alle forze dell’ordine e garantire più sicurezza per i cittadini. Avrebbero potuto impedire di portare l’IVA al 21% e il rialzo che arriverà, di inserire una tassa ingiusta come l’IMU sulla prima casa e ancora ancora ancora. Quante cose si sarebbero potute fare? Invece no. Il principio di “proporzione ed equità” per i cittadini non vale, secondo lo Stato è invece fondamentale “il servizio reso” dalle Concessionarie. Intanto chiude Ospedali.

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