Relazioni Convegno Unicusano sulla violenza somestica



Relazione intervento di Ferrari Giovanna, madre di Giulia Galiotto  Convegno del 14 marzo 2014 presso Università N. Cusano

Mia figlia Giulia, è stata barbaramente uccisa a soli trent’anni  dal marito, che ha infierito su di lei a colpi di pietra. Il fatto accadde in San Michele Dè Mucchietti (Modena) nella tarda serata  dell’’11 Febbraio 2009. L’omicida – Marco Manzini – dopo l’assassinio della moglie ne gettò il corpo nel fiume Secchia, tentando di simularne il suicidio.

La scoperta del cadavere di Giulia avviene poco dopo la mezzanotte dell’11 febbraio 2009. I carabinieri di Prignano, casualmente raccolgono le nostre preoccupazioni circa l’incolumità di nostra figlia e immediatamente si attivano. Era stato Marco stesso ad avvisarci telefonicamente, poco prima, della scomparsa della moglie e del ritrovamento di uno “strano biglietto”, lasciato da Giulia, da cui si potevano intuire propositi suicidari.

E di suicidio ci parlarono i Carabinieri quella notte, dopo aver ripescato il corpo di nostra figlia dalle acque del Secchia, in cui sembrava essersi gettata. Solo alla comunicazione della notizia ad Elena, la nostra prima figlia, è emerso un elemento di capitale importanza per direzionare le indagini.

Elena  quella sera, aveva appreso da Giulia stessa che Marco l’aveva invitata a scendere a casa dei suoi genitori, assenti, perché aveva una cosa da farle vedere, poi sarebbero usciti insieme a cena. Giulia era contenta, sperando in un’apertura positiva della crisi matrimoniale. Le tracce ematiche nel garage dei suoceri  riveleranno senza equivoci essere quello  il luogo del delitto,  dove l’uomo aveva con un pretesto attirato la moglie per tenderle un agguato. Lui, messo alle strette, confesserà di essere l’autore del crimine, appellandosi al solito raptus di gelosia, per nascondere almeno la premeditazione e limitare le conseguenze penali.

900900_0_4233239_458639Racconta che ha colpito la moglie, al termine della solita lite di routine, con un grosso sasso “fin che non ha smesso di respirare” e di avere prontamente eseguito una lunga e minuziosa serie di attività, in tempi documentati rapidissimi, al fine di occultare il crimine e di inscenare un suicidio, ricorrendo a un vecchio biglietto, che in realtà Giulia aveva scritto 4 anni prima, addirittura mesi prima del matrimonio.

Una  storia molto lunga quella tra Giulia e Marco che inizia come amicizia nel contesto rassicurante della parrocchia, per poi divenire più intima. Il fidanzamento dura 7 anni, nel settembre 2005 il matrimonio: dieci anni di vita insieme, apparentemente senza ombre, tanto che per tutti, amici, familiari, conoscenti, i due risultano una coppia felice ed esemplare.
Tutto bene, a detta anche dell’assassino, nel loro rapporto di coppia, malgrado il persistente “tarlo della gelosia” – che serve soprattutto in sede processuale per mitigare la sentenza-, fino a quando la ricerca del primo figlio viene a intaccare l’armonia nella coppia. E’ qui che si evidenzia il divario profondo tra Giulia e Marco. Lei, fino a quel momento, circuita dalla violenza psicologica con cui Marco, isolandola anche dai suoi familiari, con una sorta di ricatto affettivo, l’aveva “addomesticata” ai suoi progetti, gli unici consentiti a direzionare la vita di coppia, l’aveva assecondato, era stata alle “sue regole”, reprimendo anche il suo desiderio fortissimo di maternità. Dal febbraio 2008, lui emette il nulla osta a procedere, ma già a distanza di poche settimane comincia a manifestare un certo fastidio, che si traduce in freddezza, nell’arida applicazione di tecniche finalizzate alla “inseminazione” che così appare sempre più “artificiosa”, tanto che lui stesso alla fine dell’estate del 2008 vorrà sospendere il tutto, perché era diventato un “fatto meccanico”. Da bravo narcisista, quale la perizia psichiatrica evidenzierà, guardandosi bene dal riconoscere i propri limiti, si affretta a colpevolizzare anche di questo la moglie, soprattutto in sede processuale: addita la freddezza percepita nel rapporto come sintomo di un probabile tradimento della donna, risvegliando il tarlo della gelosia. La realtà, pure emersa dagli atti processuali a chiare lettere, anche se volutamente accantonata, è che quest’uomo soffriva di disturbi sessuali che, per quanto saltuari, risultano essere di una certa importanza e che, naturalmente, si acuiscono in questa fase in cui, nell’ottica di una maternità, il rapporto è ricercato con maggior frequenza e intenzionalità. L’insuccesso, che per un narcisista è già di per sé scarsamente accettabile, benché assolutamente ancora nella norma, probabilmente pesa ancora di più su quest’uomo anche a causa di quei problemi, gelosamente custoditi da Giulia stessa, ma collegabili almeno a livello di dubbio a una possibile sterilità. Ferita narcisistica che genera una latente ostilità per questa donna che col suo desiderio, ormai incontenibile di maternità, lo sta mettendo in difficoltà davanti a tutti. Giulia, per la prima volta forse, non si piega davanti alla sua richiesta di interrompere la ricerca del figlio rifiutando il ritorno alla pillola anticoncezionale. Lei non è più obbediente. Tollerante, comprensiva, sì, disposta a capire i suoi problemi, dal momento che lui, mettendo in campo la solita strategia del vittimismo, della manipolazione psicologica di cui vigliaccamente si è sempre servito, lamenta un malessere di cui non sa darsi e dare spiegazioni, ribaltando  il suo tormento sulla moglie, perché “non lo sta aiutando”. Contemporaneamente quest’uomo, freddamente e razionalmente, attua una serie di cattiverie, anche se subdole e silenziose su di lei, che, aggiunte alla sua esplicita dichiarazione di “non amarla più” creano in Giulia uno stato di grande sofferenza, ben documentata da più testimonianze.  Che non la ami più trova una sua valida ragione nel fatto  che dall’ottobre 2008 si avvicina ad un’altra donna, che lui stesso definirà “la sua amante”, pur  minimizzando l’intensità della passione che lo lega a questo nuovo amore, che invece emerge con evidenza dagli atti.

Nel corso della perizia psichiatrica, invocata dalla difesa, per ottenere il riconoscimento del discontrollo episodico, capace di graziare l’assassino della non capacità di intendere e di volere al momento del fatto, perciò della sua non imputabilità,  s’è visto il Perito del GIP travisare il contesto relazionale, ribaltandolo a favore dell’imputato.  Anche atteggiamenti dichiaratamente da stalker messi in atto prima ancora del matrimonio, di cui quest’uomo si vanta, e sfociati nel biglietto riesumato la notte dell’omicidio a riprova delle intenzioni suicidarie della moglie, per la grande sofferenza che ne traspare,  anzichè essere letti come segni di quella  violenza psicologica tremenda, perché subdola e difficilmente riconoscibile, che spesso sfocia poi in violenza fisica, o addirittura in gesti omicidi, vengono utilizzati in favore dell’assassino come prova delle ripetute infedeltà di questa donna, che malgrado il suo ripetuto perdono e i suoi sforzi “per mantenerla sulla retta via”, ha continuato a essere indegna della sua fiducia. Affermazioni enfatizzate dal Perito del Gip (una donna) con accenti fortemente lesivi della dignità della vittima e della donna in generale, quasi a legittimare la lapidazione cui Giulia è stata sottoposta da parte di quest’uomo. Uomo che, quando non è più riuscito a tollerare le continue frustrazioni cui questa donna lo sottoponeva, non ha optato per una normale, civile, comune separazione, vissuta come inaccettabile vergogna per la sua granitica moralità, ma, per la prima volta nella sua vita ha perso le staffe e in preda ad uno scompenso emozionale (comprensibile e giustificabile!) ha colpito a morte la moglie. E ha continuato a colpirla con le sue infamie, coadiuvato dalla giustizia italiana.

Per cui il motivo centrale della crisi matrimoniale- rifiuto a procedere nella ricerca del figlio- scomparirà dalla scena processuale e motivazionale, insieme a quello economico, pur documentato, rimpiazzato dal movente sempre più “credibile” della gelosia, della passionalità che dà adito alle infamanti  accuse di infedeltà rivolte alla moglie, ma soprattutto sarà sufficiente a scavalcare le evidenze probatorie più oggettive, trasformando un lucido delitto, minuziosamente programmato, in delitto d’impeto. Una decina d’anni in meno di carcere, ma soprattutto la garanzia di poter continuare ad ergersi come “l’uomo retto”, legittimato a “giustiziare” la propria donna. Lei, indegna di esistere, non “mostro” lui. Lei, perciò, carnefice, lui vittima.

All’esito del processo di primo grado svolto nelle forme del rito abbreviato, Manzini   veniva condannato alla pena di 19 anni e quattro mesi di reclusione: il Giudice ha ritenuto di non poter confermare l’aggravante della premeditazione così come contestata dalla Pubblica Accusa, che aveva chiesto una condanna a trent’anni di reclusione. La sentenza però  presenta una netta contraddizione laddove, riconoscendo oltre che la piena capacità di intendere e di volere dell’assassino, la sua lucida determinazione e volontà di uccidere, negandogli anche la minima attenuante generica in virtù dell’assenza totale di pentimento e resipiscenza.

E’ quanto mai evidente in questi processi per “femminicidio” la complicità più o meno intenzionale della Giustizia italiana, che si prodiga a minimizzare la gravità del gesto omicida, legittimandolo quasi come “punizione” inferta alla donna che esce dal ruolo di sottomissione imposto dalla tradizione. Il delitto d’onore, uscito pur in tempi molto recenti dal codice penale, continua a informare e a pilotare le sentenze, sempre penalizzanti nei confronti della donna, anche quando è stata privata del bene irrisarcibile della vita.

Avvocato Claudio Biasciucci ( legale della famiglia del piccolo Claudio, l’angioletto di Ponte Mazzini
900900_0_4233244_458639GENT.ME STUDENTESSE E STUDENTI, COLLEGHE AVVOCATESSE ED AVVOCATI SIGNORE E SIGNORI, RINGRAZIO,  PRELIMINARMENTE,  L’ UNIVERSITÀ CUSANO PER L’OPPORTUNITÀ CONCESSAMI DI POTER SVENTOLARE IL VESSILLO DI CLAUDIO, L’ANGIOLETTO DI PONTE MAZZINI,  IL BIMBETTO SCARAVENTATO DAL PADRE NEL TEVERE,  A FEBBRAIO 2012, SIMBOLO DEL CANDORE, DELLA PUREZZA, CALPESTATE, ANNULLATE, ANNIENTATE. IL MIO INTERVENTO AVVIENE – IN QUESTO CONVEGNO – IN QUALITÀ DI AVVOCATO E DI PRESIDENTE DELL’ ASS.NE AMICI DI CLAUDIO, PER CUI CERCO DI CONTEMPERARE LA DUPLICE VESTE DI UOMO DI LEGGE E DI UOMO/CITTADINO COMUNE.

PER FEMMINICIDIO SI INTENDE LA FORMA DI VIOLENZA FISICA O PSICOLOGICA, ESERCITATA SULLE DONNE IN QUANTO TALI, PORTANTE ALL’ ASSASSINIO.

IL FEMMINICIDIO PRENDE QUESTO NOME QUANDO L’ASSASSINIO È SCATURITO PER MOTIVI LEGATI AL FATTO DI ESSERE LA VITTIMA UNA DONNA. IL MOVENTE DELL’ASSASSINIO STA SOPRATTUTTO NELLA CONNOTAZIONE SESSUALE, IN MOTIVAZIONI DI TIPO SESSUALE OLTRE CHE DI POSSESSO/DI PROPRIETÀ.

IL FEMMINICIDIO AVVIENE PER FATTORI CULTURALI/SUB CULTURALI ANCHE LATENTI. IL CONSIDERARE LA DONNA UNA COSA PROPRIA… CIÒ CHE INDUCE L’ASSASSINO A CONSIDERARE DI POTERNE DISPORRE COME VUOLE. LA CARATTERISTICA PRINCIPALE CHE ACCOMUNA I CASI DI FEMMINICIDIO È IL DISPREZZO PER LA VITA DELLA DONNA,  ALLA QUALE SI AGGIUNGE UN’ESTREMA BRUTALITÀ REALIZZATA ATTRAVERSO VARIE MODALITÀ. SI TRATTA DI UN FENOMENO TRASVERSALE CHE INTERESSA TUTTE LE CLASSI SOCIALI.

“FEMMINICIDIO TRIANGOLATO” È L’ESPRESSIONE CONIATA DALL’ESPONENTE PER DARE INCISIVAMENTE, CON IMMEDIATEZZA, L’IDEA DEL FEMMINICIDIO (UCCISIONE DELL’ANIMO DELLA DONNA) REALIZZATO ATTRAVERSO L’UCCISIONE DEL FIGLIO O DELLA FIGLIA (CIOÈ DELLA PROLE), MEZZO QUESTO PER COLPIRE IRREVERSIBILMENTE NEL

PROFONDO LA DONNA, LA MADRE, PER LACERARNE L’ANIMO,  PER DEVASTARLA PREMETTO CHE CONOSCO LA FAMIGLIA MATERNA DEL PICCOLO CLAUDIO,  DA MOLTI ANNI, MA NON SONO STATO IN GRADO DI ANTICIPARE/DI PREVEDERE L’EVENTO (L’INFANTICIDIO), DI PREVENIRLO (CHI LO VORRÀ POTRÀ TROVARE SUL SITOwww.associazioneamiciclaudio.it LE INTERVISTE AL TESTIMONE DEL CRIMINE E ALLO PSICHIATRA, OLTRE ALLA MIA E SUL SITO www.amicidiclaudio.it ULTERIORI NOTIZIE) IL MIO III OCCHIO, PURTROPPO,  NON SI È APERTO… NON HA REALIZZATO QUANTO POTEVA COMPIERSI E SI È COMPIUTO.

CHIUDO LA BREVE DIGRESSIONE PERSONALE,  MA UMANA E TORNO AL FEMMINICIDIO,  GENOCIDIO STRISCIANTE E NASCOSTO PER IL NUMERO IMPRESSIONANTE DI DONNE SCOMPARSE NEL MONDO. ESSENZA DEL FEMMINICIDIO TRIANGOLATO È COLPIRE, ANNIENTARE, UCCIDERE IL BAMBINO/A QUALE FIGLIO/A,  PER COLPIRE DI RIFLESSO, INDIRETTAMENTE LA MOGLIE O LA COMPAGNA ATTRAVERSO IL RAPPORTO TRA 3 PERSONE:

LA I PERSONA (IL I LATO DEL TRIANGOLO) È L’ASSASSINO (È SEMPRE IL PADRE… NON SI PUÒ ESCLUDERE UNA SORTA DI ”PSEUDO FEMMINICIDIO TRIANGOLATO IMPROPRIO” SE LA DONNA UCCIDE IL FIGLIO/A PER COLPIRE IL CONIUGE, L’UOMO… IL CASO È REALE E RECENTE ED È AVVENUTO A LECCO DOVE UNA DONNA D’ORIGINE AFRICANA HA UCCISO IL FIGLIO AVUTO DAL COMPAGNO ITALIANO CHE AVEVA ANCORA LEGAMI CON L’ EX MOGLIE).

LA II PERSONA LA PRIMA VERA VITTIMA DEL CRIMINE (IL BAMBINO/A, LA PROLE,  L’ANIMA INNOCENTE).

LA III PERSONA COINVOLTA È LA II VITTIMA DI RIFLESSO, DI SPONDA,  (LA MOGLIE O LA COMPAGNA, CIOÈ LA DONNA… MADONNA DEL III MILLENNIO, PER QUELLO CHE SUBISCE, E LA FAM. DELLA STESSA).

I CARATTERI DISTINTIVI DEL C. D. FEMMINICIDIO TRIANGOLATO SONO TRATTI ED EMERGONO PROPRIO DALLA SENTENZA STESSA, DEL CASO IN QUESTIONE,  DEL PICCOLO CLAUDIO,  DI CUI LEGGERÒ ALCUNI PASSI,  DI UNO DI QUESTI MOSTRUOSI FATTI DI SANGUE,  ARRIVATO AL COMPLETAMENTO DEL II GRADO DEL GIUDIZIO. (I SEZ. CORTE D’ASSISE D’APPELLO DI ROMA) IL FATTO, CHE PREMETTO,  È QUESTO…. (TRATTO DALLA I PAG. DEL LIBRO DI CLAUDIO) VADO A LEGGERE OFTA PASSI/ BRANI DELLA SENTENZA… È EVIDENTE ALLA LUCE DI QUANTO ACCADUTO ANCHE IN CASI SIMILI,  CHE LA NATURA UMANA DI MOLTI È COME UN VULCANO QUASI SPENTO CHE PUÒ PERÒ, ESPLODERE DA UN MOMENTO ALL’ ALTRO… COVANDO SOTTO LA CENERE UN FUOCO CHE PUÒ DIVAMPARE INNESCANDOSI AD OGNI ORA/MOMENTO. LA VIOLENZA SULLA DONNA È UN FENOMENO CARSICO CHE SCORRE SOTTERRANEO DIETRO APPARENTE NORMALITÀ. NON BISOGNA ASSOLUTAMENTE PENSARE AL FEMMINICIDIO COME AD UN RAPTUS DI FOLLIA, HA DETTO LA SENATRICE VALERIA FEDELI DEL PD.

SI PASSA COSI’ TRISTEMENTE DAL MOSTRO BRIGIDA CHE UCCISE I 3 FIGLI A CERVETERI, VICINO ROMA. ECLATANTE, SCONVOLGENTE FEMMINICIDIO TRIANGOLATO A FRANCESCHELLI PATRIZIO, CHE HA UCCISO NEL 2012 IL FIGLIOLETTO CLAUDIO, DI NEPPURE 16 MESI, SCARAVENTANDOLO NEL FIUME TEVERE AL PRIMO OMICIDIO IN AMBITO PROTETTO DI FEDERICO BARAKAT,  UCCISO DAL PADRE NEL 2009. ALL’ OMICIDIO DEI 2 FIGLI, IN UN PICCOLO PAESE DELLA VALCAMONICA,  TRAMITE SOFFOCAMENTO, MASCHERATO DA INCENDIO, CAUSATO PER CREARE UN DEPISTAGGIO. PER CASI COSI’ GRAYI VA CHIARAMENTE DETTO CUE E’ EVIDENTE CUE LA REAZIONE DELLO STATO SOTTO MOLTEPLICI ASPETTI (SOCIALE,  PENALE E PROCESSUALE) DEBBA ESSERE ADEGUATA,  FERMA,  SEVERA. OGGI APPARE TROPPO EFFIMERA,  SPESSISSIMO INADEGUATA,  POCO SERIA, COSTITUISCE UN DETERRENTE TROPPO BLANDO : TRA BENEFICIO DI UN TERZO PENA,  DATO DAL RITO ABBREVIATO ‘ (27 ANNI DI CONDANNA – PER UN REATO GRAVISSIMO – DIVENTANO 18 ANNI) AI BENEFICI DELLA LEGGE GOZZINI E SUCCESSIVE MODIFICHE AL RIDOTTO ANNO CARCERARIO, DA ULTIMO, CUE DURA – IN BUONA SOSTANZA – SOLO 7 MESI (12 ANNI DI CARCERAZIONE EFFETTIVA VALGONO TECNICAMENTE /GIURIDICAMENTE OLTRE 16, PER CUI DAI 27 – (ASTRATTI)- DI CUI SANZIONATI /COMMINATI IN CONCRETO 18 – – PER LO SCONTO DI 1/3 – – ”IN VIRTU’ E BUONA GRAZIA DEL RITO ABBREVIATO”PANACEA PERI CRIMINALI,  SI ARRIVA A SCONTARNE MENO DI 10, DI CUI GLI ULTIMI 5 PROBABILMENTE/TENDENZIALMENTE A CASA,  AGLI ARRESTI DOMICILIARI,  COL BRACCIALETTO ELETTRONICO,  0 IN SEMILIBERTA’ 0 CON L’OBBLIGO DI FIRMA AL COMMISSARIATO E/O ACCORGIMENTI SIMILI)…..ALLE ORE D’ARIA, ESTESE ORA IN CARCERE,  ED ALLE ORE PER C.D. ATTIVITA’ VALUE DI RECUPERO SOCIALE, RICOSTRUZIONE SOCIALE… SEMPRE PIU’ DILATATE… MI CHIEDO – PER FARE UNA PROVOCAZIONE ED IRONICAMENTE – COME QUALCUNO SIA ANCORA IN CARCERE, 0 MEGLIO,  PER ESSERE CHIARI IN CELLA.IN CELLA…. PRESTO COL BRACCIALETTO ELETTRONICO IL DETENUTO ANDRA’ A TRASCORRERE A CASA GLI ULTIMI 5 ANNI. (MI CHIEDO : PER IL CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA ?) L’EX MAGISTRATO BRUNO TINTI SCRIVEVA SU”IL FATTO QUOTIDIANO”LE PENE DETENTIVE,  IN ITALIA,  NON SONO MAI QUELLE CHE SEMBRANO.30 ANNI DI PRIGIONE,  IN CONCRETO,  SONO CIRCA 8 ANNI E 7 MESI CIRCA (ED ORA ANCORA MENO, EVAPORANO IN MANIERA PIU’ ECLATANTE) MAGGIORMENTE PENALIZZANTE APPARE,  FORSE,  PER I GIOVANI PIU’ CHE LA PRIVAZIONE DELLA LIBERTA’ PERSONALE, LA PRIVAZIONE SESSUALE, MA CIA’ SI PROSPETTANO ALL’ ORIZZONTE OLTRE ALL’ABOLIZIONE VERA E PROPRIA DELL’ERGASTOLO (MASSIMO DELLA PENA PORTATO,  IN ASTRATTO, A 25 ANNI),  GLI INCONTRI SESSUALI IN CARCERE CON MOGLI, FIDANZATE 0 ATTIVE VOLONTARIE. A BRIGANTE 2 VOLTE BRIGANTE DICEVA IL PRESIDENTE,  CAPO DELLO STATO SANDRO PERTINI. LA REAZIONE DELLO STATO NON DEVE ASSOLUTAMENTE ESSERE TIEPIDA,  EFFIMERA,  AUTO- EVIRATA,  EUNUCA….PERCHE’ SI ABBIA BEN CHIARO IL CONCETTO CHE VI SONO DEI LIMITI CHE NON VANNO ASSOLUTAMENTE VALICATI. LA VITA E’ RIGOROSAMENTE SACRA,  MAGGIORMENTE QUELLA DEI BAMBINI ED ANCOR MAGGIORMENTE VA TUTELATA LA VITA DALL’AGGRESSIVITA’, DALLA MOSTRUOSITA’ CONTRO NATURA OPERA DEI GENITORI,  IN PARTICOLARE DAI PADRI SULLA PROLE/SUI FIGLI, SU QUEI FIGLI CHE DOVREBBERO ESSERE,  DA LORO, AMATI E PROTETTI. ANCHE LA MITOLOGIA GRECA, CHE HA RAPPRESENTATO SPREGIUDICATAMENTE SITUAZIONI ASSAI SCABROSE HA OMESSO DI RAPPRESENTARCI PADRI CHE UCCIDONO I PROPRI FIGLI… SOLO ICRONOS INGOIAVA MA NON UCCIDEVA I FIGLI,  TANTO CHE POI LI RIGETTO’. CHI VI PARLA E’ UN PROTAGONISTA/SPETTATORE DELLA CONTESTAZIONE GIOVANILE DEGLI ANNI 1968/69/70 (NON UN VENDICATIVO IMPIETOSO FAUTORE DELL’ ORDINE) I DETENUTI/MOLTI DETENUTI NON AVEVANO IN CELLA,  IN QUEGLI ANNI,  IL W C. L’AGENTE CARCERARIO DOVEVA ESSERE CHIAMATO DAL DETENUTO”SUPERIORE”, PER EVIDENZIARE L’ ABISSALE DIFFERENZA, CHE VI ERA NECESSARIAMENTE TRA I 2. ANDATE, CARI GIOVANI ASCOLTATORI,  A VEDERE IL FILM ”IL DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO”(ANNO 1971) CON ALBERTO SORBI,  RECTA NANNY LOY.. QUESTO RAPPRESENTO PER RENDERVI EDOTTI DI UN REGIME CARCERARIO CHE E’ PASSATO DAL DETENUTO”OGGETTO/COSA” DICIAMO COSI’ AL DETENUTO ”SACRO OSPITE DI PAPA’/BABBO STATO”, ALL’APPARENZA,  FORSE,  BURBERO MA NEPPURE TANTO…. PSEUDO BURBERO BENEFICO,  MI VIEN DA DIRE.. O NEPPURE BURBERO,  MOLTO SPESSO.

CONCLUDENDO

IN PRIMO LUOGO EDUCARE, PUNTUALMENTE E QUOTIDIANAMENTE,  DALL’ASILO ALLA SCUOLA ED IN OGNI SEDE,  AL RISPETTO ASSOLUTO DELLA DONNA, OVE CIO’ NON AVVENGA,  E QUALE ULTIMA RATIO OCCORRE DARE UNA RISPOSTA SEVERA,  SERIA, INFLESSIBILE A CHI NON RISPETTA LA VITA DEGLI ALTRI,  ATTRAVERSO SENTENZE CHE INCIDANO POTENTEMENTE SULLA VITA DEGLI AUTORI DI QUESTI CRIMINI CONTRO LA DONNA 0 I FIGLI. SENTENZE CHE POSSONO ESISTERE SOLO CON A MONTE UNA NORMATIVA,  DETTATA DAL PARLAMENTO,  SERIA, RIGOROSA ED ADEGUATA. (CHE ATTUALMENTE E’ LATITANTE) L’UCCISIONE DELLA MOGLIE, DELLA COMPAGNA NON PUO’ COSTARE SOLO 8/9 ANNI DI RECLUSIONE.

LA SACRA VITA UMANA, MAGGIORMENTE DI UN BAMBINO, NON PUO’ VALERE TANTO POCO…  GRAZIE DELL’ATTENZIONE.

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