La donna “vale” meno?


L’8 Marzo non è la festa della donna, è la “giornata” della donna. Una giornata durante la quale dobbiamo ricordare tutte quelle donne che hanno lottato a volte sino alla morte, per ottenere diritti che oggi diamo per scontati, ma che non lo sono.  Una ricorrenza dedicata alla rivendicazione dei diritti, ai progressi ottenuti, e motivo di riflessione su quanto ancora c’è da fare per ottenere quella parità di opportunità e diritti che ancora non c’è.Sono stati fatti molti passi avanti, è vero. Non possiamo negarlo, ma ancora oggi si fa una distinzione netta tra i generi, sul lavoro e nella vita, e si dimentica che prima di essere uomini o donne siamo Persone.

La donna, ancora oggi, “vale meno”.

Voler negare la presenza di ostacoli culturali, sociali ed economici che, di fatto, limitano la libertà della donna di sviluppare la propria personalità, non fa altro che alimentare la discriminazione che resiste ai secoli. Prendiamo, per esempio, per fare comprendere le dimensioni sociali e culturali del fenomeno, gli ostacoli di ordine economico che riguardano l’intera “categoria” femminile.

L’articolo 36 della Costituzione afferma che «Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro». Perché allora le donne nel nostro Paese percepiscono stipendi del 6,7 per cento più bassi di quelli degli uomini a parità di competenze e di ore di lavoro? La media europea del divario salariale è del 16%, il che comporta immancabilmente anche una riduzione delle pensioni. Le donne sono in media più esposte alla povertà in vecchiaia degli uomini. Siamo al 21,7% contro il 16,3.

Davvero le battaglia contro la violenza sulle donne, di qualsiasi forma essa sia, non è necessaria? Suvvia! Lo è e va fatta soprattutto a livello culturale, perché sotto sotto la donna che si emancipa disturba, quella stuprata se l’è cercata, per quella uccisa dal marito o dall’ex alla fine «ci sarà stato un perché». I colpevoli diventano vittime e le Vittime, quelle vere (e quindi con la V maiuscola), subiscono una seconda violenza.

Allora una giornata per celebrare la donna è necessaria, lo è ancora. Ma non chiamatela festa.

Barbara Benedettelli @bbenedettelli

 

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