Omicidio commesso sulla strada: perché …per come…


I progetti di legge ci sono, la volontà politica anche, ma Il tema è sempre lo stesso ed è ancora controverso: è doloso o colposo il comportamento tenuto dal conducente che ha causato la morte?

Di fatto, oggi, se si vuole dare una risposta ai cittadini si deve superate questo aspetto prettamente giuridico, che è una delle cause del mancato bilanciamento della tutela dei diritti tra coloro che hanno avuto un comportamento disprezzante delle norme previste dal codice della strada, e coloro che hanno subito gli effetti di tale comportamento vedendosi lesi anche in modo irrimediabile i loro diritti fondamentali.

Perché chi ha guidato in modo spregiudicato ed egoistico può di fatto, cavarsela con una “condanna lieve”, soprattutto con un “buon legale” anche, se – a causa della sua indifferenza (non è semplicemente negligenza e/o imprudenza) – ha causato la morte di una o più persone ?

La giurisprudenza di legittimità ancora oggi, contrariamente da quella di merito, prevalentemente si attesta per una responsabilità “colposa” per un comportamento che – in determinati casi –  è invece espressione di una volontà (per c.d. dolo eventuale) che seppur indiretta, è manifestazione di accettazione dell’evento morte e/o lesione, e non solo del rischio, che si è determinato con un sinistro commesso sulla strada.

Si è accertato, per altro anche in Cassazione, che pur di proseguire nell’attività di guida scellerata intrapresa, “costi quel che costi”, il conducente abbia accetto gli effetti di un evento, prodottosi a seguito del condurre il veicolo a “pazza velocità”, o effettuando un “sorpasso azzardato”, o “disinteressandosi dello stop” o del “senso di marcia consentito” imposto dalla segnaletica verticale presente, sia sotto l’effetto dell’alcool o della droga, sia in condizione di completa coscienza.

Questa modalità senz’altro criminale (e a dir poco criminogena) di condurre i veicoli, spesso di grossa dimensione peso e cilindrata (specie i c.d. Suv, o le Jeep), manifestano un “egoismo nella guida” portato alla sua massima espressione, in una società sempre meno rispettosa delle regole in generale.

Come adeguare la legge per evitare il ripetersi frequente dei comportamenti criminali tenuti dai c.d. “pirati della strada” ?

Soprattutto quando – si badi bene – in caso di omissione di soccorso, non si tratta di “semplici” pirati, ma di veri e propri criminali, intenzionati a far disperdere le proprie tracce, pur di non assumersi la relativa responsabilità – caratterizzati dal fatto di aver condotto un veicolo divenuto un’arma vera è propria, ovvero il mezzo con il quale si è arrecato la morte o lesione agli altri utenti della strada.

Il fine deve essere solo quello di punire con sanzioni maggiormente afflittive, oppure di non ottenere più comportamenti criminali?

L’obbiettivo è senz’altro duplice e deve essere, sia quello di rendere fortemente responsabili tutti gli utenti della strada che, con una guida che disprezza i diritti altrui – (come la vita e l’incolumità personale) – soggiaciano sempre e “senza attenuanti generiche”, ad una sanzione grave sia sotto il profilo penale, sia sotto il profilo civile, e sia quello altresì finalizzato a determinare una pena con una reclusione sempre maggiore, qualora si accerti che l’evento morte o lesione gravissima causato, sia espressione di manifesta indifferenza “non altrimenti scusabile”, perché fatta con il mancato rispetto delle più elementari norme di comportamento.

Queste differenziazioni devono essere fatte, non solo quando il conducente è stato riscontrato “sotto l’effetto di droga e/o di stupefacenti”, ma anche quando, sia stato accertato, in relazione ai danni arrecati ai veicoli e alle persone, il mancato rispetto in generale, di norme di comportamento fondamentali, violate pur in presenza di altri utenti sulla strada.

In questo senso dovrebbe essere improntata una “nuova disciplina” c.d. di “responsabilità grave per circolazione stradale” sia in ambito penale, sia in ambito civile che, come già diversificato per la guida in stato di ebrezza e/o sotto l’effetto di stupefacenti, moduli una differente pena, anche quando si tratti di c.d. “guida spregiudicata” (ovvero guida temeraria), perché oggettivamente sprezzante delle più elementari norme di comportamento.

Le sanzioni penali e civili vengono differenziate nel quantum, a secondo che si sia determinata una lesione grave o gravissima, oppure – e a maggior ragione – la morte di un altro utente della strada.

La reclusione in questi casi, “anche se con pena ridotta per il rito”, non deve essere mai inferiore ai sette anni, e a seguito di morte comporti altresì – oltre ad un periodo di permanenza in carcere (gli arresti domiciliari, per le lesioni gravi e gravissime) – la c.d. “sospensione a lungo periodo”, della relativa patente di guida e/o, a seconda del veicolo condotto il c.d. “declassamento della categoria conseguita”, con l’attribuzione di una categorie inferiore, che prosegua comunque per 5 anni anche quando il reo, dopo la permanenza in carcere, si reinserisca “si spera pentito” nella società civile.

Domenico Savio Brambilla, Agente Polizia Locale Milano

di permanenza in carcere (gli arresti domiciliari, per le lesioni gravi e gravissime) – la c.d. “sospensione a lungo periodo”, della relativa patente di guida e/o, a seconda del veicolo condotto il c.d. “declassamento della categoria conseguita”, con l’attribuzione di una categorie inferiore, che prosegua comunque per 5 anni anche quando il reo, dopo la permanenza in carcere, si reinserisca “si spera pentito” nella società civile.

Domenico Savio Brambilla, Agente Polizia Locale Milano

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